L’ARMENIA, IL PRIMO GENOCIDIO

L’ARMENIA, IL PRIMO GENOCIDIO

di Salvatore Carrara*

Tutti oggi conoscono gli sconvolgenti eventi della Shoah e i massacri degli italiani perpetrati dai Titini nelle foibe, il cui riconoscimento è avvenuto solo di recente. Poca attenzione dell’ opinione pubblica è stata invece sempre dedicata al genocidio degli armeni del 1915, quando Enver Pasha, capo del movimento rivoluzionario dei Giovani Turchi, ordinò lo sterminio dei soldati armeni che servivano nell’esercito turco e, successivamente, l’arresto, la deportazione in Anatolia e lo sterminio degli intellettuali, compresi i membri del Parlamento.

L’Armenia, per la sua posizione sulle rotte commerciali e militari di collegamento fra Oriente e Occidente, è stata sempre meta di conquista, costringendo i suoi abitanti alla ricerca di sempre nuovi territori. La sua storia è stata caratterizzata da personaggi leggendari, grandi civiltà e drammatici eventi dovuti  alla nascita del Cristianesimo.

Tralasciando la nascita,le alterne vicende e l’evoluzione del popolo armeno dell’antichità,verranno presi in esame soltanto gli eventi cruenti della storia più recente.

Il genocidio ad opera dell’Impero Ottomano cominciò con i primi massacri della popolazione verso la fine degli anni 1880 e l’inizio dei ’90; dopo la deportazione dei militari  e degli intellettuali, durante e dopo la 1^ Guerra Mondiale, iniziò la deportazione e lo sterminio della popolazione maschile seguita da quella delle donne, dei bambini e degli anziani, con privazione di cibo e acqua, stupri e continue immotivate esecuzioni.Si stima in almeno un milione e mezzo il numero dei morti. I più furono sterminati durante le marce della morte, la quasi totalità degli armeni fu cancellata, con grande determinazione criminale, dalla terra abitata da più di duemila anni e i loro beni confiscati. Il popolo armeno fu perseguitato e quasi completamento sacrificato da un odio razziale. Questi eventi criminali rappresentano il primo genocidio moderno, quasi a premessa del massacro degli ebrei perpetrato dai nazisti.

La Turchia si è sempre opposta e si oppone all’uso del termine genocidio, giustificando i fatti con l’avanzata dei russi che inglobavano i battaglioni composti da armeni contro il Paese e accusando questi ultimi di atrocità nei confronti delle popolazioni musulmane.

Il 1918 segnò la sconfitta dell’Impero Ottomano nella 1^ Guerra Mondiale e la dichiarazione di indipendenza dell’Armenia, che nel 1922 entrò a far parte dell’ Unione Sovietica dalla quale uscirà nel 1991.

La storia dimostra che il popolo armeno non si è mai arreso anche se ha dovuto e deve sempre combattere per difendersi.

Il Nagorno Karabakh, un’ enclave di 4400 km² nell’Azerbaijgian, popolato prevalentemente da armeni,  è sempre stato terreno di contesa e di guerra con l’Armenia, al termine della quale gli armeni assunsero il controllo della regione conquistando anche alcuni territori per assicurarsi una continuità territoriale.

Nel 1991, poco prima della caduta dell’Unione Sovietica, un referendum sancì l’indipendenza del Nagorno Karabakh dall’Azerbaijan con l’elezione dei parlamentari e la costituzione di un governo.

L’Azerbaijan continuò ad osteggiare questa indipendenza con azioni militari sino al maggio 1994,quando la mediazione della Federazione Russa riuscì a far cessare le ostilità, senza, peraltro, raggiungere alcun accordo di pace.

Nel 2009 l’Armenia e la Turchia stabilirono dei rapporti diplomatici senza la ratifica di un accordo pieno.

Non esiste un preciso piano di pace ma soltanto un cessate il fuoco sine die, spesso violato da entrambe le parti, mentre prosegue la corsa al riarmo, specialmente da parte dell’Azerbaijgian, resa possibile dagli effetti del boom petrolifero del Paese.

Nonostante i numerosi negoziati delle Organizzazioni Internazionali, gli scontri continuano e la situazione risente anche dell’attuale conflitto siriano e dei Paesi mediterranei e gli interventi con mire espansionistiche di Recep Tayyip Erdogan.

La storia dell’Armenia si ripete, ritornano le vecchie rivalità etnico culturali tenute sempre “sotto la cenere”.

Oggi la guerra aperta è tornata dopo le continue violazioni del cessate il fuoco del 1994. Le operazioni militari si sono estese e a nulla sono serviti gli interventi della Comunità Internazionale, del Consiglio di Sicurezza dell’ONU dell’OSCE, che invitano le parti ad interrompere gli scontri e a riprendere i negoziati. L’unica possibilità di successo è trovare un compromesso diplomatico politico.

Purtroppo, si è molto lontani da un possibile accordo e gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Russia,complice anche il Covid 19, non riescono a convincere le parti a sedersi ad uno stesso tavolo.

L’unico Paese attivo, ma non certo alla ricerca di una mediazione, è la Turchia che con il suo intervento ha complicato la già grave situazione. Ormai è guerra aperta con centinaia di vittime militari e civili e sembra che la Turchia abbia inviato anche dei combattenti dell’ISIS.

Non appare possibile, al momento, alcuna soluzione.Sarebbe necessario che ciascuna delle parti accettasse un compromesso, concedendo qualcosa delle proprie rivendicazioni.Anche se un accordo di pace non fosse completamente soddisfacente,sarebbe necessario evitare che pericolose storiche intromissioni portassero alla creazione della premessa per un nuovo genocidio.

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Gen. Carrara

*Salvatore Carrara è generale di C. A in pensione, Presidente dell’Associazione Nazionale Ufficiali Provenienti dal Servizio Attivo (ANUPSA), membro del Consiglio Direttivo del Comitato per i Diritti e le Libertà Civili, Vice Presidente Nazionale e Responsabile Nazionale per la Geostrategia, Difesa e Sicurezza di Democrazia Liberale.

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