Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio!

Dai nemici mi guardo io, dagli amici mi guardi Dio!

di Roberto Tumbarello

Non è stata ancora coinvolta la Premier, ma un gruppo di pensatori di Fratelli d’Italia stanno esaminando la possibilità di sostituire nella maggioranza la Lega con l’abortito terzo polo di Italia Viva e Azione, costituito in prevalenza da parlamentari di destra, fuoriusciti da Forza Italia. Ce ne sono pure provenienti dal PD, che, però, erano infiltrati che Renzi aveva lasciato di guardia andandosene e quello sprovveduto di Letta li ha ricandidati. Che futuro ha – si chiedono giustamente i Fratelli – un governo che come alleato ha un partito simpatizzante con l’AFD d’ispirazione nazista, che continua a creare zizzanie con la Germania oltre che con l’Unione Europea, e che accusa d’inettitudine il governo di cui fa parte? Non si è mai sentito di un alleato che cerca di fare le scarpe al partito di maggioranza relativa. Mentre la Premier è sempre contro la sinistra, anche quando, come oggi, non ha alcun potere né responsabilità, Salvini ce l’ha con la Meloni. Per di più il capogruppo della Lega alla Camera auspica un rimpasto, insinuando che questo governo non è adeguato alle esigenze e ai problemi del momento. Quindi si tratta di maggioranza anomala che si regge solo sull’interesse di stare al potere, ma non è costruttivo per il paese che l’ha votata. Ecco perché c’è chi pensa di cambiarla. Non può continuare a lungo in questo modo.
Tanto più che Renzi e Calenda talvolta votano già col governo anche senza farne parte. La loro tenacia nel sostenere nell’esecutivo sta per essere premiata. Infatti, pur proclamandosi all’opposizione, nei giorni scorsi alla Commissione Giustizia della Camera hanno votato con la maggioranza.

La sola a piangere la scomparsa di Berlusconi sembra essere la simil vedova le cui lacrime sono ininterrotte. Tanto da non potersi recare a Paestum, dove è stato celebrato e rimpianto, dato che ormai in Forza Italia c’è il vuoto pneumatico. C’è chi ritiene che Fascina non reggerebbe all’emozione perché ancora troppo innamorata e c’è pure chi sostiene che non si voglia muovere da Arcore per non trovare al ritorno la villa chiusa e le serrature cambiate. Ma è possibile una terza ipotesi, cioè che i figli la ritengano utile custode della dimora del padre, valutata 75 milioni di euro e che un giorno venderanno con incorporata la giovane, se gli acquirenti la riterranno un valore aggiunto. Intanto gli eredi fanno sapere per bocca del fratello Paolo – così, almeno, si guadagna il lascito di 100 milioni – che, dopo avere pagato i debiti contratti dal padre, la famiglia non ha più intenzione di finanziare massicciamente Forza Italia. Non è una decisione saggia perché con tutti gli interessi che gestiscono, quei pochi milioni investiti in Forza Italia sono un’assicurazione a buon mercato. È vero che ormai, senza il padrone conta poco, quasi niente, ma da domani saranno in balia di chi governa. Intanto, grazie al partito al governo, la Mediolanum, loro per il 33%, ha risparmiato il prelievo sugli extra profitti. Significa che non hanno ereditato la perspicacia del padre. Quindi, nemmeno i tre più giovani, sono in grado di gestire la fortunata eredità, che è dipesa proprio dalla politica, dove il padre s’intromise quando era sull’orlo del fallimento e dopo 30 anni di politica – anche di più perché era cominciata dall’epoca Craxi. Vero è che il padre non li ha voluti al suo fianco per mancanza di familiarità con i figli, ma potrebbero imparare, se hanno ricevuto una minima parte della sua scaltrezza.

Il cavallo di battaglia di Salvini contro la Meloni in questo momento è l’emigrazione che la Premier criticava quando al governo c’era la sinistra ma che oggi con lei è triplicata. Per verità, bisogna ammettere che non è più la stessa di prima. Adesso è un esodo biblico che aumenterà continuamente per le peggiori condizioni di vita in Africa, dove in molti dei 54 stati nascono guerre, rivoluzioni e dittature. La povera gente, soprattutto bambini e anziani, muore anche per la fame, le condizioni igieniche e la mancanza di farmaci, Noi cerchiamo di frenare l’esodo con mezzi inefficienti perché non abbiamo ancora individuato le cause che l’hanno originato. Emaniamo decreti legge inutili che prevedono solo punizioni e che quindi non risolvono il problema. Ma neppure Salvini ha la ricetta, tranne il blocco navale e i respingimenti, che sono disumani e anche inutili, perché chi fugge da guerra e carestia supera qualsiasi ostacolo, persino il rischio delle traversate mortali. Non è con mezzi rudimentali che si possono fermare i migranti che fuggono dal proprio paese. Né è possibile rimpatriarli, come un ingenuo decreto Meloni prevede, perché non si sa nemmeno da quali paesi provengano, né se poi quei paesi accettino i rimpatri, che, per altro, non sono sempre ammessi dalla Carta dei Diritti dell’Uomo, cui siamo vincolati, perché chi fugge può non essere poi accolto a braccia aperte essendo considerato un disertore. Se Meloni e Salvini s’immedesimassero nell’angoscia e nel terrore dei fuggiaschi potrebbero trovare più facilmente la soluzione del problema. Perché anche loro due, e me compreso, troveremmo il modo di fuggire nonostante gli ostacoli. Il terrore mette le ali ai piedi.
Quasi quotidianamente con Salvini o col suo vice Crippa la Lega crea problemi con proposte inappropriate, quasi umoristiche, che insidiano la credibilità del governo nel tentativo di sottrarre consensi alla premier. Poi, invece, questa politica disfattista si ritorce contro di loro e anche contro il Paese. Infatti, dal 34% del 2019, i consensi della Lega si sono ridotti all’8/10% e continuano a diminuire. È di Crippa la maldicenza su Greco, l’egittologo che dirige brillantemente il Museo Egizio di Torino, e la proposta di sostituirlo, senza sapere che non dipende dal Ministero della Cultura. Vogliono prendersi tutto, anche ciò che non appartiene allo Stato ma a un privato. E fanno figure barbine quando gli viene sbattuta la porta in faccia. Ma seppure la Fondazione, anziché mandare Crippa e il governo a quel paese, com’è accaduto, si fosse dichiarata compiacente e disposta a sostituire il direttore, aveva la Lega un personaggio di uguale livello da nominare in sua vece? Non basta occupare posti di potere. Ci vuole la classe dirigente adeguata. Noi ce l’abbiamo? Se no, si retrocede e gli elettori ne risentono.

Per risolvere il problema dell’emigrazione non è prudente litigare con l’Europa. Si deve far capire a tutti i capi di stato e di governo, non solo a Macron, a cominciare dai nostri amici ungheresi e polacchi, che l’Africa ha bisogno d’aiuto. E dobbiamo darglielo perché è colpa nostra, dell’Europa, se oggi quei popoli sono nelle condizioni di dovere emigrare. Li abbiamo colonizzati per due secoli e ancora oggi c’è chi li sfrutta beneficiando delle loro risorse naturali anziché risolvergli il problema della fame, da cui dipendono poi le guerre. Per non parlare delle Crociate con cui volevamo cacciarli dalle terre sante, che non appartenevano a noi. Quando gli restituimmo la sovranità ne tracciammo crudelmente i confini in modo che le tribù non potessero vivere in pace perché atavicamente rivali. Ringraziamo il Padreterno che per ora arrivano sulle nostre coste inermi e pietosi in cerca di asilo. Ma se continuiamo a vessarli e respingerli, come se fossero loro i molestatori e non noi ad averne destabilizzato gli equilibri economici e sociali, prima o poi arriveranno armati, come fece l’ISIS qualche anno fa. In effetti erano assassini. Ci impressionarono le loro gesta crudeli perché abbiamo dimenticato le nostre durante la colonizzazione, che non erano offerte caritatevoli. Affrettiamoci, quindi, ad aiutarli, a scusarci e a risarcirli dei danni incancellabili che procurammo e che gli africani non possono avere dimenticato. Perché le conseguenze sono ancora presenti e disastrose. L’Italia è meno colpevole. Perché non ne combinò molte a loro danno e per poco tempo. Anche noi, infatti, volemmo l’impero, che finì come tante altre nostre iniziative “a tarallucci e vino”, quindi senza inimicarci troppo quelle popolazioni.
Bonificare l’Africa non è solo una doverosa riparazione, ma un saggia opera di risarcimento che ci eviterà problemi maggiori di quelli che stiamo vivendo. Gli ignoranti danno la colpa agli scafisti, gli stupidi alle ONG tedesche. La responsabilità è della Storia. Noi che abbiamo talvolta l’intenzione di riscriverla, ora ne abbiamo l’occasione. Non per cancellarla, ma per ricostruire ciò che distruggemmo, sperando che ci perdonino, anche se la dignità non possiamo restituirgliela. Macron è uno di coloro che rappresentano gli eredi dei maggiori responsabili, assieme a Scholz, agli spagnoli, ai portoghesi, ai belgi e soprattutto agli inglesi, che, nonostante gli auspici, Dio non stramaledì. Anzi, seppure senza proteggerli, li lasciò prosperare a spese di tanta povera gente.
Se non si ricostruisce l’Africa, che tutti continuano a distruggere, è inutile incolpare i trafficanti di esseri umani che cominciano a fuggire dalle proprie terre e se le ONG li aiutano. Finché l’Africa è in guerra nessuna forza può arginare né interrompere l’esodo dei popoli verso la libertà e l’opulenza. Cerchiamo di prenderci in giro per non ammettere che anche i nostri antenati furono crudeli e disastrosi e ne abbiamo ereditato le responsabilità. Purtroppo è con la logica del denaro che va il mondo da un po’ di tempo. Ecco perché l’Occidente esulta se Netanyahu fa l’accordo di pace con i ricchi sauditi e continua, invece, a combattere i palestinesi che gli sono vicini di casa e coi quali gli israeliani dovranno comunque convivere.

Mentre Giorgetti sta raschiando il fondo del barile per trovare i soldi necessari alla manovra finanziaria – l’anno scorso fu più facile perché a precompilarla c’era Draghi – Salvini pesta i piedi perché vuole i soldi per il Ponte sullo Stretto. Per ora Meloni dice chiaramente che non c’è un euro per le spese superflue. Il ponte, che costerebbe più di 15 miliardi, è una di queste. Ma Salvini non si arrende. “Bisogna assolutamente trovare i soldi, almeno per cominciare, non più tardi dell’estate 2024”, intima. Perché nel prossimo mese di giugno ci sono le elezioni europee e lui ritiene che il ponte gliele faccia vincere. Non si rende conto che tutto il governo è in crisi perché il PIL si è fermato e l’energia elettrica aumenta a vista d’occhio, come la benzina, e di conseguenza tutti i prezzi lievitano perché il trasporto incide sul costo di distribuzione. Per di più chi va al mercato trova tutto più caro del giorno precedente, i consumi diminuiscono e i produttori rincarano i prezzi. Lui che è ministro dei Trasporti dovrebbe saperlo, ma non gli importa nulla. Per ora gli elettori sono ancora fedeli al voto del 25 settembre dello scorso anno, ma la fedeltà non è eterna. Come mai ci eravamo spacciati per migliori? Ma se Meloni accontenta Salvini e gli trova i soldi per fingere di impiantare i lavori del Ponte farà una misera figura con l’elettorato. Tanto più che stiamo già forando di 14 miliardi il 3% consentito dall’Unione Europea a difesa dell’euro, cioè del 4.38%. Che ci costeranno un bel po’ di interessi in più. Ma non è neppure detto che l’Europa ci consentirà questo ulteriore debito, oltre a quello che abbiamo e che ci classifica al primo posto tra i paesi indebitati. Speriamo ora nella comprensione di Bruxelles, dove dobbiamo inviare la bozza della manovra entra il 10 ottobre, e che ce la convalidino. Ma se venissero a sapere che aggraviamo il nostro debito per soddisfare i capricci di un ministro, ce la boccerebbero certamente. In questo caso, se non il Ponte, Salvini vuole il condono edilizio che premia categorie di cittadini non in regola. Andando avanti con tali programmi elettorali il governo di destra che aspettavamo con ansia, perché scontenti di quelli di sinistra, sta legalizzando la trasgressione che dilaga anziché cercare di fermarla.

La Premier, il ministro dell’Agricoltura e quello del Made in Italy hanno raggiunto con 32 associazioni di tutta la filiera produttiva un accordo di tre mesi per combattere l’inflazione. Siccome ritengono che gli slogan siano più convincenti dei fatti, tirano in ballo il patriottismo e l’hanno battezzato «trimestre tricolore». Ma andando al mercato, dove spesso l’accordo non viene rispettato, la povera gente non trova il latte a meno di 1.35 € al litro, come pure tanti altri prezzi in crescita continua. Le merci e gli oggetti col “bollino tricolore” sono pochi e non è certo che i produttori rispettino gli accordi. Intanto riemerge il problema dello spread che risale a quota 200 e che, invece, il governo Conte teneva al di sotto di 100. La Premier dovrebbe impegnarsi maggiormente sull’acquisto dei BPT, convincendo i risparmiatori che è conveniente comprarne, tanto più che adesso gli interessi vanno dal 4 al 5%, che è un ottimo investimento. Solo così si può ridurre il nostro debito pubblico e tornare a essere un Paese senza debiti, dato che il risparmio lo sovrasta più del doppio.

L’ultima uscita demenziale della Lega è il complotto tedesco che nel 1940/45 voleva occupare  l’Italia militarmente mentre ora cerca di creare problemi al governo favorendo e canalizzando l’emigrazione in Italia. Ma nel 1940 non eravamo alleati?  Adesso tentano un colpo di stato alla cretinetti. Altrettanto grave è che persino la Premier creda al complotto, come pure Tajani, che la segue pedissequamente senza rendersi conto che, pur essendo alleati, lui è capo di un altro partito. Siamo sul punto di dichiarare noi guerra alla Germania. Ecco perché potrebbe esserci un cambio di maggioranza. È vero che Renzi è imprevedibile – “Stai tranquillo”, rassicurò Letta poco prima di pugnalarlo alle spalle –. però l’ambizione potrebbe indurlo a più miti comportamenti, seppure sia difficile cambiare la natura dell’uomo che annulla la sua intelligenza. Però, se la Premier vuole regnare a lungo – pensano parte dei Fratelli d’Italia – nonostante le sue abili acrobazie e qualche bugia, deve togliersi la spina nel fianco della Lega, che neppure Forza Italia sopporta.

Tajani è più mite e anche prono al partito di maggioranza relativa, non riuscendo a imporre la politica del de cuius che condizionava quella della Premier e limitava il suo sovranismo. La cosa che finalmente Tajani ha capito è che deve difendere le banche perché i suoi nuovi padroni ne hanno ereditato una piuttosto consistente e contestano il prelievo sugli extra profitti di cui Meloni credeva di poter disporre per la manovra finanziaria. Per di più il ministro Giorgetti, con la sua abituale e ammirevole lealtà – insolita al giorno d’oggi per un politico, la cui caratteristica principale sono raggiro e menzogna – non nasconde la preoccupazioni che la criticità della situazione possa condizionare i mercati e aggravare il rapporto degli investitori con l’Italia. Tanto più che il governo non è proteso in questo momento a risolvere i problemi impellenti del Paese – come le riforme fiscale e giudiziaria, le speculazioni sull’inflazione, l’aumento incontrollato del carburante e dell’elettricità – ma ad attuare il premierato o il presidenzialismo e l’autonomia regionale differenziata, che non miglioreranno la situazione economica né quella sociale, che non interessano affatto gli elettori e che non risolvono le esigenze del Paese, che attira delinquenza da ogni parte d’Europa oltre a invogliare quella autoctona. Non c’è prevenzione e le leggi sono troppo blande. Le prigioni di Stato non sono abbastanza capienti per ospitare la criminalità in crescita esponenziale. Non se ne costruiscono altre perché non abbiamo i soldi necessari e i criminali vanno agli arresti domiciliari o addirittura rimangono in libertà.

La nuova figura dell’assistente materna per ora è soltanto un progetto, ma, come ci ha abituato questo governo, nasce senza consultare i professionisti del settore che ne sanno di più e sono in totale dissenso. Perché le cure post-natali a sostegno della neo-mamma rappresentano l’attività più delicata dell’ostetricia, che sa riconoscere tempestivamente la comparsa di situazioni patologiche e richiedere l’intervento anche di altri specialisti. Non si può affidare a chi non è del mestiere, e per di più per telefono, l’assistenza di una puerpera. Comunque, seppure presuntuosa, l’iniziativa può essere di grande aiuto e anche uno stimolo a procreare, sapendo che ci sarà l’aiuto di una baby sitter che cambia nome ma avrà la stessa utile funzione se fatta in presenza e non come un inutile lavoro da remoto.

Emergono gli attivisti di ultima generazione e, ovviamente, creano problemi di traffico e anche di risse con gli automobilisti che se ne fregano dei problemi che cercano di evidenziare. Recentemente si stendono sulle strade più trafficate per segnalare il problema dell’erosione costiera per evidenziare che, se la tendenza del riscaldamento globale non s’interrompe, tra 50 anni le coste del nostro territorio saranno sommerso dal Mediterraneo, il cui livello cresce di 3.2 centimetri l’anno. Nel frattempo Macron concede l’autonomia alla Corsica, ma ai corsi non basta e vogliono addirittura l’indipendenza. Così la Francia ha un nuovo argomento su cui polemizzare nei prossimi mesi. Ormai con diverso anticipo siamo entrati in campagna elettorale. I politici italiani non possono farne a meno, se non con gravi crisi di astinenza, con la scusa che le elezioni sono il sale della democrazia. Non si pensa ad altro che a scippare qualche voto al vicino.

I problemi della gente passano in secondo piano, come i femminicidi. Dal 1° gennaio sono già 78 le donne uccise in ambito familiare e mentre stiamo scrivendo ne stanno certamente accadendo altri. Non per gelosia, come succedeva in Sicilia mezzo secolo fa, ma per rancore, per lesa maestà del maschio italiano e assimilati. Non si prende nessuna iniziativa. Solo cortei e scarpe rosse, mobilitazione di associazioni femministe, ma non soluzioni politiche né culturali. Si sperava in una Premier finalmente donna. Ma anche lei manca d’iniziativa e certamente d’idee. Non si arresta più nessuno, le donne sono in balia della violenza di chi vuole ucciderle. La magistratura non prende le precauzioni necessarie, le parlamentari pensano a salvare la propria poltrona e non si occupano delle donne in pericolo di vita.

Ho letto tante stupidaggini su Messina Denaro dopo la sua morte. L’eredità, il potere, la successione e tante altre considerazioni lusinghiere per uno che fu soprattutto un mafioso che, dopo 30 anni di latitanza, ha dovuto costituirsi per ricevere assistenza sanitaria. I commentatori parlano di un impero che l’ex boss non possiede più da diversi anni e, non conoscendo le regole dell’onorata società, credono di poterla giudicare. In realtà, Messina Denaro non contava più nulla dal giorno della prima condanna e della latitanza. L’impero del crimine che deteneva da giovane non è più suo, e credo che non abbia lasciato denaro né trasmesso potere. Però, i giornali esaltano una ricchezza immaginifica per renderlo ancora influente. Mentre era un relitto che persino la figlia – dopo averne per anni rinnegato la criminalità e persino la paternità – aveva perdonato. La morte è una livella, ma per le organizzazioni criminali lo è già la latitanza, quando il boss necessita di aiuto e non è più in grado di impartire ordini perché è una belva ferita che non può guarire, figuriamoci comandare, né continuare ad arricchirsi. Quindi, non è morto un boss, ma un semplice mafioso che ha tirato a campare sino a che ha potuto, e che adesso sta incontrando le proprie vittime con cui, seppure in vita non si sia mai pentito, speriamo si stia almeno scusando.
Ritengo immorale il messaggio di potenza e ricchezza che trasmettono i giornali un tempo autorevoli e adesso omologati alla comune mediocrità. Io invece addito ai giovani che aspirano ad aggregarsi alle organizzazioni criminali, credendo di potere godere di potenza e ricchezza, la fine miserevole di Messina Denaro e di tutti i boss che lo hanno preceduto e di quelli che lo seguiranno. Finiranno nella miseria e nel disprezzo, persino dei figli. Muoiono per di più giovani e soli, senza affetti né considerazione. Chi ritiene erroneamente che la violenza e la crudeltà offrano una brillante carriera mediti sulla fine di tutti i boss, in galera per metà della loro vita o nascosti e braccati ed emarginati persino dalla famiglia. Non sono carabinieri e polizia a potere estirpare la mafia e altre organizzazioni criminali, ma le madri, che devono cercare di tenere lontani i figli dalle fallite carriere criminali dei padri. Lo Stato non capisce di doversi alleare con loro e condurre una battaglia pacifica ma vincente.

La destra ce l’ha con Napolitano anche dopo morto perché lo accusa ingiustamente di averle tolto il potere nel 2011 quando era al governo. Invece, salvò lItalia dal fallimento quando lo lo spread aveva raggiunto quota 574. Infatti, Berlusconi fu ben contento di dimettersi e gli fu anche grato. Tanto più che l’anno precedente, quando Finì abbandonò Berlusconi, che così non aveva più la maggioranza, Napolitano intervenne e intimò di votare la manovra finanziaria prima di controllare la tenuta del governo, dando tempo a Berlusconi di reclutare una ventina di c. d. “responsabili” che passarono dall’opposizione al sostegno del governo. Ma il vero aiuto quel Capo dello Stato glielo aveva dato promulgando tutte le leggi ad personam che poi la Consulta avrebbe bocciato perché incostituzionali. Infatti, fu grazie ai voti determinanti di Forza Italia che il comunista Napolitano fu eletto per due volte al Quirinale, dopo che Ciampi – chissà perché – nel 2005 lo aveva nominato senatore a vita, dimenticando l’ignominia del suo sostegno all’Armata Rossa sovietica quando nel 1956 aveva represso brutalmente nel sangue la rivolta dei giovani ungheresi e aveva impiccato i suoi capi.

I politici, non solo i mediocri di oggi, hanno sempre creduto che il miglior modo di regolare i problemi internazionali sia la guerra, che, invece, crea solo distruzione, miseria e lutti. Attenzione, Putin conta sulla stanchezza dell’Occidente di finanziare l’armamento dell’Ucraina, in modo che prima o poi debba arrendersi all’aggressore. Nessuno pensa che quella povera popolazione sta difendendo anche l’integrità e la libertà di altri paesi che la Russia potrebbe aggredire dopo l’Ucraina. Persino il polacco Morawiecki vuole limitare gli aiuti a Zelensky, seppure il prossimo paese nel mirino di Putin potrebbe essere il suo.
Intanto si è riaccesa la rivalità tra l’Azerbaijan musulmano e l’Armenia cristiana, che si contendono il Nagorno Karabakh. Entrambi i paesi, confinanti tra loro, fanno parte del Consiglio d’Europa che si limita a biasimare l’iniziativa. Per la verità è sempre Baku a cominciare le ostilità che datano dalla caduta del muro di Berlino, perché l’URSS non consentiva ribellioni. L’Europa che è interessata ai Balcani tanto da volere includere prossimamente alcuni paesi nell’Unione, dovrebbe essere più attenta e intervenire perché la guerra è contagiosa. Qualche anno fa il Consiglio d’Europa organizzò esercitazioni militari comuni tra i due paesi per provare a suscitare l’amicizia tra colleghi. Nottetempo un ufficiale azero uccise, decapitandolo, un pari grado armeno. Fu processato e condannato. Poco dopo l’Assemblea Parlamentare di Strasburgo legiferò che i detenuti potessero scontare la pena nelle carceri del proprio paese per essere vicini ai familiari e agevolarne la riabilitazione. Quando l’assassino azero fu trasferito a Baku per scontare la pena nelle carceri locali, anziché dalla polizia, fu accolto dalle più alte autorità e dalla banda musicale come eroe tornato in patria da una missione di guerra. Da quel giorno, io che allora ne facevo parte, capii che le istituzioni europee sono inutili contro il rancore e l’astio tribale che divide paesi di tradizioni e fede diverse. E anzi, l’UE minaccia la stabilità del continente se è compiacente con i paesi dissidenti.
È stata sciolta dai separatisti la Repubblica del Nagorno Karabakh e il controllo del paese passa all’Azerbaijan. E nessuno interviene, legalizzando col silenzio l’occupazione di un paese autonomo abitato da popolazione mista, azera e armena.  Rimane un focolaio pericoloso che può riaccendersi in ogni momento. L’Armenia accusa il vicino di pulizia etnica. Tanto che gli armeni che abitano nel paese conteso sono dovuti fuggire a Yerevan per le persecuzioni azere. Qualcuno dovrebbe spegnere quella polveriera che si assomma a quella ucraina.

Sembra che l’Unione europea non abbia capito che più paesi si aggregano all’istituzione più difficile sarà gestirli e andarci d’accordo. Questo sarebbe un importante campo d’intervento in politica estera per la nostra Premier, più che le visite alla Casa Bianca o altrove, dove siamo invitati solo se serve l’appoggio dell’Italia su iniziative che interessano gli Stati Uniti o la Cina o l’India, mai la pace. Purtroppo i metodi della colonizzazione continuano anche al giorno d’oggi perché l’istinto dell’uomo è predatore. Si sono spostati dall’Africa in Amazzonia, dove gli indigeni e le loro preziose foreste sono vittime dell’avidità dell’uomo bianco. Le mafie e le organizzazioni criminali sono solo la punta dell’iceberg. Li condanniamo per sentirci migliori, ma siamo anche noi avidi, violenti e per di più stupidi.

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    Olga Bisera 6 mesi

    Il contributi regolari del Maestro Roberto Tumbarello e’ molto prezioso in tempi d’oggi in cui la Cultura Conoscenza e Consapevolezza mancano poiché oramai nessuno li.insegna.Siamo pe4cio.i
    Mensente grati di questa sua ” educazione” che ci aiuta meglio capire e affrontare la realtà odierna. Onore e tutto il.nostro riconoscimento al Maestro!

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