IL PREANNUNZIATO SUCCESSO DI FRATELLI D’ITALIA

IL PREANNUNZIATO SUCCESSO DI FRATELLI D’ITALIA

di Giuseppe Gullo

Stento a capire, sicuramente per mia incapacità, le ragioni dell’annunciato successo elettorale di Fratelli d’Italia. So bene che gli umori e gli orientamenti dell’elettore sono imprevedibili e seguono logiche spesso difficilmente comprensibili con i criteri “normali”. Fu così nel 2018 con il Movimento 5S che ottenne un risultato incredibile, vicino al 33% dei consensi, con un programma elettorale anti casta, senza classe dirigente, con parlamentari privi di esperienza politica e/o amministrativa al grido: “Mai alleati con nessuno! Apriamo il Parlamento come una scatoletta di tonno! Togliamo tutti i privilegi cominciando dalle auto blu! Dimezziamo le indennità!”. Per arrivare, dopo quattro anni e mezzo, a constatare che erano solo chiacchiere e che i primi a cercare di integrarsi come meglio potevano nella casta erano loro stessi.

Eppure un elettore su tre ha dato credito a questa montagna di frasi vuote. Tra questi vi erano moltissimi giovani, donne, uomini per bene e in perfetta buona fede che credevano nella possibilità che persone come loro, divenute improvvisamente legislatori, amministratori e membri del Governo potessero veramente cambiare le cose. Hanno dovuto toccare con mano che amministrare, governare, scegliere nell’interesse dei cittadini e del Paese è difficile. Richiede competenze ed esperienza, conoscenza della macchina amministrativa, capacità di individuare le soluzioni migliori e perseguirle con criterio e gradualità. Non è possibile fare un lavoro che non si conosce, di cui s’ignorano le regole e al quale non si è dedicato prima un solo giorno della propria vita. Sono pie illusioni che si scontrano immediatamente con la realtà quando vengono messe alla prova.

Ora, sembra che buona parte di questa importante base elettorale si stia orientando verso il Partito guidato dalla Meloni. Non intendo dare giudizi sulle competenze e sul livello di preparazione tecnico-politica dell’aspirante Presidente del Consiglio. Il suo curriculum è in tal senso eloquente. Viene dal ceto politico, si è formata nelle organizzazioni giovanili della destra neo-fascista, è stata Ministro nel Governo Berlusconi IV e, pur essendo una giovane quarantacinquenne, è deputato da ben quattro legislature. Nel tempo in cui i suoi coetanei si davano da fare per cercare un posto di lavoro, lei varcava il portone di Montecitorio. Da questo punto di vista è una garanzia. Oltre che parlamentare di lungo corso, è stata Vice Presidente della Camera dei Deputati e membro del Governo. Esperienza ne ha da vendere.

Cosa possiamo aspettarci da un Governo a guida Meloni appoggiato da una coalizione di centro destra? L’ala moderata, atlantista, europeista e liberale della coalizione sarebbe Forza Italia, vale a dire il partito più piccolo della coalizione, meno di un terzo della percentuale attribuita a FdI. Pur volendo prendere per buoni tutti i propositi che il Cavaliere va diffondendo in queste ore, non vi è dubbio che l’influenza di una forza minoritaria è rapportata al suo peso elettorale. Non potrà pretendere molto né in politica estera né in quella interna, e dovrà accontentarsi, se i risultati fossero conformi alle sue aspettative, di ottenere per il redivivo Presidente di Forza Italia lo scranno prestigioso di seconda carica dello Stato. Non poco, ma nulla a che vedere con la linea del Governo e con le scelte che esso sarà chiamato a fare.

Diverso, ovviamente, è il discorso nel rapporto con la Lega. Salvini ha necessità di avere visibilità per potere recuperare i consensi che secondo i sondaggi ha perduto negli ultimi anni. Parte da un dato elettorale di oltre il 17% conseguito nel 2018 che probabilmente avrà difficoltà a confermare. Sarà comunque, in ogni caso, un alleato scomodo in quanto per sopravvivere dovrà differenziarsi e quindi alzare di volta in volta l’asticella. Stiamo riascoltando le promesse di confini sicuri, di blocco dell’immigrazione, di stretta sull’ordine pubblico, di riproposizione della tassa piatta, ora addirittura al 15%, di blocco di ogni iniziativa in materia di diritti civili, fine vita, ergastolo ostativo, ius scholae e qualunque altra legislazione diversa dalla difesa di una “normalità” che solo i leghisti vedono. In politica estera i canali preferenziali con la Russia e le ambiguità con l’Europa aumenteranno a fronte di una corrispondente  perdita di prestigio e di influenza del Paese. Nessuno è disposto a dimenticare che la Lega e FdI sono stati contro la c.d. maggioranza Ursula

Meloni, con la dichiarazione di fede atlantista e coi conati neo-europeisti prova a tranquillizzare USA e UE, e stempera toni e polemiche, ma le questioni fondamentali restano nei termini che si è detto. Mi chiedo se sia questo che vuole la maggioranza degli Italiani.

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